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– DEI DIRITTI E DELLE PENE – Brevi riflessioni nostrane su Giustizia, Sicurezza e Detenzione –

Bisognerebbe stare bene attenti quando si parla di “Sicurezza”. Bisognerebbe intendersi a fondo, in maniera completa.

Ci sono le “Leggi sulla Sicurezza”, che dovrebbero garantire sicurezza al cittadino e alla comunità. E poi c’è la Legge delle Leggi, quel filo di Diritto superiore che rimanda direttamente all’ordito della nostra Costituzione. Quel filo che dovrebbe garantire in maniera suprema che quelle leggi siano esse stesse sicure per i singoli e per le istituzioni stesse.

E non è una questione riservata ai fini giuristi, non è una roba da avvocati o da addetti al diritto. No, è qualcosa che riguarda tutti. Grandi e piccini. Ogni cittadino italiano.

Ed è una cosa che capirebbe anche una bambina, o un bambino, della Scuola Elementare:

“Sicurezza delle Leggi, Sicurezza dalle Leggi”.

C’E’ nella nostra Costituzione la formula precisa, tuttavia non definitiva, di un equilibrio, tra la “sicurezza” che si cerca di ottenere con l’esercizio delle Leggi e la “sicurezza” delle Leggi stesse, della loro corretta applicazione e attuazione concreta, regolata dal Principio Costituzionale superiore.

“La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”[ Art.27].

Occorre ricordarlo : E’ in questo EQUILIBRIO, per sua natura dinamico e soggetto a spinte, tensioni e continui spostamenti, che si gioca la vera partita dello Stato di Diritto.

In ballo c’è l’incolumità della Persona e la stessa vita del Principio di Diritto, l’integrità dell’edificio giurisdizionale nel suo insieme.

E’ una roba molto seria.

Lo capirebbe anche un bambino.

 

 

Da un lato c’è il rapporto tra il bene giuridico offeso, cioè il diritto leso, e la pena inflitta al reo dell’azione delittuosa.

Rubi la marmellata, rispondi male ai maestri, hai stracciato il libro?     Ecco che la mamma, e/o il papà, la maestra o il maestro, sono lì a ricordarti quale regola hai infranto, a spiegarti il perché il tuo comportamento non è corretto, a farti notare a chi hai arrecato danno  e a indicarti un modo migliore di agire anche attraverso l’uso di ammonizioni (rimproveri) e punizioni (note, assegnazione di compiti ecc.)

Dall’altro però c’è  il rapporto tra pena inflitta, spazio e tempo detentivo e il Diritto del condannato ad una detenzione che non sia contraria ai principi di umanità  e che implichi il carattere riabilitativo, rieducativo, della pena. 

Magari hai fatto anche cadere il barattolo che si è distrutto sul pavimento della cucina e si è sporcato tutto. Hai combinato un disastro: OK.                 Il rimprovero, l’ammonizione, sono inevitabili. Così come inevitabile appare una punizione: ” Hai esagerato, non toccherai più marmellata per un mese!!” O anche: “Guarda che hai combinato, ora mi aiuterai a pulire tutto e a rimettere le cose a posto!!

Ci sta!                                                                                                                                 Ma…, Papà, Mamma, l’insegnante, gli educatori, non possono esagerare nei rimproveri e/o nelle punizioni. Non possono e non devono superare un certo limite. In una parola non devono “abusare” del loro ruolo e del loro “compito” educativo. Perché esattamente come i più piccoli anche loro devono sottostare a delle regole ben precise. Anche loro hanno qualcuno che può “controllare” se svolgono bene i loro compiti.      In ogni caso, quindi, il rimprovero “deve” essere costruttivo,  non distruttivo e “non può” sfociare nella violenza psicologica, l’ammonizione le eventuali punizioni non devono prostrare, opprimere, mortificare, proprio perché DEVONO TENDERE alla riEducazione.

E anche per quanto riguarda gli adulti, le pene, i provvedimenti,  non devono essere afflittivi oltre la misura iscritta nella giusta relazione tra pena e azione delittuosa commessa e devono tendere , attraverso l’opera di rieducazione al massimo reinserimento sociale possibile. Coincidendo con questo il massimo grado di sicurezza sociale auspicabile.

Altrimenti, la dove il genitore o il maestro o l’educatore, o gli agenti di Publica Sicurezza o delle Forze dell’Ordine o della Polizia Penitenziaria, abusassero del ruolo che ricoprono e che gli viene affidato dalla Legge, superando alcuni precisi limiti di Diritto, sarebbero loro stessi, di fronte a quello stesso Diritto, a quella stessa Legge, giudicabili per le azioni compiute e si ritroverebbero inevitabilmente a risponderne sempre  davanti alla stessa Legge.

In Italia il Tribunale che esercita la Giurisdizione sulla Pena come è noto è il Tribunale di Sorveglianza *

Non si vuole entrare in questa sede in  questioni squisitamente tecniche, lo abbiamo detto, non è una questione riservata agli “addetti ai lavori”.

Quello su cui si vuole “brevemente” riflettere è che nell’ Ordinamento italiano esiste un Istituzione Giurisdizionale precisa a garantire che  la pena inflitta con la sentenza di condanna non rimanga qualcosa di immodificabile, ma che nel corso della sua esecuzione possa andare soggetta ad attenuazioni e modifiche di carattere quantitativo e qualitativo, nella prospettiva della migliore attuazione del principio del reinserimento sociale; la “separatezza” del carcere, la pena detentiva, il luogo e il tempo dell’espiazione di quella pena, non devono costituire elementi controproducenti rispetto al fine superiore della rieducazione e del reinserimento sociale del condannato; tale “separatezza” può e  deve essere mitigata attraverso strumenti che realizzando adeguati contatti con l’esterno, realizzino il principio di equilibrio tra punizione e rieducazione indicati  nel nostro ordinamento Penale.

Infatti, lo capirebbe anche un bambino, la pena detentiva fine a sé stessa,  utilizzata quale risposta generale, univoca  e indifferenziata al reato, non farebbe altro che moltiplicare esponenzialmente il campo di “insicurezza”,  creando criminalità anziché prevenirla.

Se invece la pena, e quindi la detenzione, deve rieducare e reinserire, allora la rieducazione e il reinserimento non possono avvenire soltanto nel carcere: occorrono aperture rispetto al mondo esterno e contatti con la rete di comunità esterna. Occorre tenere in Equilibrio l’istanza punitiva e l’istanza riabilitativa. Per la Sicurezza di Tutti…….

Il Giusto Equilibrio.

Quando questa equazione tra forze che hanno potenzialmente un valore contrastante, istanza retributiva-punitivo-afflittiva e istanza rieducativa -riabilitativa, viene svolta dalle istituzioni, e dalle persone che ne ricoprono i ruoli, in maniera costituzionalmente corretta , allora l’architettura del Diritto regge e protegge ognuno dai pericoli, dalle insidie, dai danni e dagli attacchi che ognuno potrebbe ricevere muovendosi in un territorio selvaggio non regolato da alcuna norma  se non quella delle leggi della natura, tra cui la più famosa è quella  che il più forte si nutre del più debole. 

Ma, la dove questo bilanciamento di istanze va in crisi, si assiste, per quanto riguarda la struttura del nostro ordinamento penale, ad  un collasso drammatico: il tetto (le Leggi sulla e per la Sicurezza), che dovrebbe proteggere e tenere “al sicuro”, crolla addosso a chi è sotto di lui. Letteralmente frana su quello spazio di Diritto che avrebbe dovuto difendere. Il filo di Diritto superiore si spezza e dei Principi Costituzionali rimangono macerie.

Sorvegliare il Punire

Come nell’Istituto Penale Minorile “Cesare Beccaria” di Milano dove si è in questi giorni si è ampliata l’indagine sulle violenze e maltrattamenti commessi da alcuni agenti di polizia penitenziaria ai danni dei ragazzi detenuti tra il 2021 e il 2024.  DOVE Sembra emergere un “sistema endemico di violenza”, coperto da dirigenti e personale sanitario. Gli indagati sono saliti da 42 a 51, tra cui agenti, comandanti, due ex direttrici, un’ex vicedirettrice e medici che avrebbero falsificato referti. Le violenze, spesso in zone senza telecamere, includevano pestaggi, minacce e isolamento punitivo.

Nella fase preliminare in cui si trova, l’indagine sta facendo luce su una serie di abusi che riguarderebbero 33 giovani vittime in un contesto di complicità, connivenze istituzionali e  radicata omertà in un istituto nato specificatamente per la rieducazione…

Ma…on è interessante in questa sede fare cronaca giudiziaria. Quello che può essere interessante per tutti è riflettere ancora una volta sul rapporto tra reato commesso e pena inflitta. E sulla relazione tra pena detentiva, diritti del condannato e compito rieducativo.

Riflettere su come, nel Sistema Giustizia, tenere pulita la Stanza del Diritto sia interesse di tutti. 

Disinquinare, disintossicare il luogo ed il tempo della detenzione dalle carenze e dalle disfunzioni istituzionali, dagli abusi, dalla tendenza fuorviante a riconoscere nella pena il solo elemento afflittivo, può rappresentare il solo modo per “produrre autentica sicurezza sociale”.

Perché solo allora il luogo e il tempo della detenzione potranno diventare, non solo tempo e luogo della separazione, dell’esclusione e dell’espiazione, ma luogo e tempo di revisione, di rielaborazione, di riparazione di ri-attraversamento e di recupero. La pena quindi come percorso, spesso complesso, articolato, difficile, di ri-educazione o addirittura di ri-costruzione del sé.

Un sé recuperato alla società e al suo sistema di regole e di leggi. Che poi rappresenta il bene giuridico superiore cui tende la nostra Costituzione, il nostro Ordinamento Penitenziario.                                      E che dovrebbe essere anche l’obiettivo primario dal punto di vista della sicurezza. Ciò che dovrebbe manifestare il reale stato di salute del Sistema Giustizia ed il suo livello di Sicurezza.

In caso contrario i luoghi della detenzione e dell’esecuzione della pena, gli istituti penitenziari e i dispositivi di sicurezza diventano insicuri. Per tutti e per il sistema stesso.

Così come succede quando certe leggi particolarmente repressive o punitive saturano e inquinano il campo giurisdizionale sovraccaricando il sistema penale e mandando al collasso il nostro sistema penitenziario…….

Ma qui, per la verità, siamo già oltre il campo di queste “brevi riflessioni”, qui entriamo in una storia ancora più lunga. Una storia in cui bisognerebbe riflettere sul rapporto tra Istituzione, Proibizione, Devianza, Politiche di Prevenzione e concezioni della Punizione.

Forse una storia complessa, ma certo anche questa condivisibile con Grandi e Piccini >*                                                                      

s.i. 9/11/25

 

 

 

 

 

 

 

 

“CERTO IL COLTELLO NON TAGLIA …, quando lo tieni dalla parte del manico”. [Riflessioni sulla viralità* della ferocia preventiva]

 

 

 

C’è chi, ogni santo giorno, con permanente e pervicace ferocia si aggrappa alla “porzione” di REALTA’ che più gli conviene.

C’è chi si fonde a tal punto con “le Mezze Verità delle Cose”  che gli garantiscono di imporsi, da non percepire letteralmente più l’Altro da Sé, la vita degli altri.

Il Dialogo non è previsto, la Dialettica è sparita dalla Faccia della Terra e con essa secoli di storia del Diritto.

Non c’è più Storia: ” il coltello non taglia! (…) tant’è che la mia mano destra ne impugna tranquillamente il manico“.

Questa è la a-logica che oggi domina il mondo. E, come il più virale dei contenuti in rete, dilaga e attraversa a tutti i livelli i contesti umani lasciando la propria scia infettiva.

Altro che Caino. Altro che l’eterna lotta fra il bene e il male.

E’ una specie di snodo evolutivo quello che stiamo vivendo. Una specie al bivio: da una parte quelli per cui il coltello grondante di sangue, che stanno saldamente impugnando, non taglia.

Dall’altra una moltitudine di moltitudini di esseri umani. Molti confusi, dis-persi, naufraghi. A stento sopravvissuti alla Ferocia.

Custodi e difensori della propria insopprimibile UMANITA’. Guardiani della luce interiore che preserva il mondo dalle allucinazioni e dai deliri dell’EGO dei Dominatori…

E alcuni stanno già imparando a fermare il coltello con le mani.

Dedicato a loro.

essei>*

freeGaza25

 

CRACK – IL SUONO DEL PROIBIZIONISMO – [Quando una pipa non è una pipa e la riduzione del danno diventa reato]

IL SUONO DEL PROIBIZIONISMO

 

ECCOCI QUA, a parlare di cose che avevamo già detto, cose evidenti, anche nel frastuono di un mondo in guerra. Cose lampanti, come il fatto che la repressione e la proibizione non pagano in ambito di politiche sociali. Come il concetto inossidabile che i diritti civili, sociali, umani, ed il loro continuo percorso di crescita non possono essere soggetti alle visioni di parte del Governo di Turno.

Occorre uno sguardo ed una capacità di visione che si elevi di volta in volta al di sopra delle mischie di interesse, delle feroci dispute di parte.  Esattamente quello che, sin dal primo momento, è sembrato mancare a questa attuale compagine governativa.

Non è nemmeno più un problema di essere di destra o di centro o …      Il problema consiste nel trattare le realtà del paese come se fossero scacchiere dove giocare le proprie partite di affermazione politica.

Vedi le politiche sulle sostanze, sulle dipendenze, sulla socialità delle nuove generazioni, sulla sicurezza: tutte improntate alla negazione dei nessi di causa ed effetto, all’ uso, infruttuoso, della forza e dell’imposizione. Come la cosi detta “Lotta alla Droga”, un vero pasticcio dispotico e distopico, oltre che una micidiale trappola semantica e semiotica nella quale i partiti di governo stanno facendo ri-precipitare la vita di milioni di cittadini nonché il nostro sistema giudiziario, soprattutto quello penale, e penitenziario.

E il decreto anti-rave, e la chiusura di Centri Sociali ( solo quelli di sinistra) e la stretta sul diritto di manifestare, e le disposizioni (isteriche?) del nuovo decreto sicurezza su i comportamenti di resistenza passiva dei detenuti nei penitenziari, e le norme sull’immigrazione……

La lista sarebbe lunga, ma c’è un unico elemento comune che rende facile orientarsi nell’analisi di queste azioni di governo. Un filo conduttore di una medesima istanza: quella della negazione dell’altro. L’altro in tutte le sue forme, ad iniziare dalle “altre realtà”, quelle che non si vogliono accettare, come quella della relazione tra proibizionismo e mafie, tra la repressione e il dilagare di nuove dipendenze, tra apparente intransigenza e aumento del danno.

Così capita anche, notizia di questi giorni, che il principale partito di governo denunci alla Procura  il Comune di Bologna e gli operatori di Fuori Binario per l’azione di “distribuzione di pipe idonee al consumo di crack”  (intervento di riduzione del danno dalla riconosciuta efficacia in ambito socio-sanitario e inserito dal 2017 nei Livelli Essenziali di Assistenza).

Qui la pipa, diventa altro, emblema e paradigma di un azione politica. Contro l’approccio pragmatico della riduzione del danno agisce il pragmatismo allucinatorio di questo governo. Questa  non è una pipa – per dirla alla Magritte.

Questa è la rappresentazione plastica di un sistema di pensiero. La prova tangibile del tradimento da parte del Governo di questo paese della Realtà di cui si dovrebbe occupare, delle proprie responsabilità politiche fondamentali.

Il problema nella loro allucinazione non è il progressivo, e inarrestabile al momento,  espandersi del mercato illegale del crack, con l’enorme costo in termini di salute pubblica e di vite umane.  No, il vero problema risiede nel fatto che un Comune (guarda caso di sinistra)  possa mettere in campo, con l’aiuto di un Associazione (di sinistra?) misure di prevenzione  e di riduzione del danno, come quella di distribuire pipe, in grado di ridurre lesioni, infezioni e altri rischi legati all’uso di strumenti improvvisati, oltre a favorire il contatto con i servizi socio-sanitari.

E’ tutto chiaro.

Anche la mancanza di lucidità di questa nuova inquisizione.               Che forse ignora che dovrebbe denunciare non solo il Comune di Bologna, ma decine di enti pubblici in tutta Italia, Regioni, ASL e Comuni, e di enti del privato sociale che le pipette le distribuiscono almeno da un paio di anni, così come dai primi anni ’90 del secolo scorso distribuiscono siringhe sterili. Denunciarli per avere applicato la Legge. Denunciarli per avere in questi lunghissimi anni di perdurante proibizionismo salvato un numero incalcolabile di giovani vite umane dai rischi di infezioni letali.

Chi sa come la prenderebbero in Procura…?

Ah, no. Scusate. Li potrebbero esserci delle Toghe Rosse………..

 

ESSEì from 0nAir Zone >*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uflow >* “L’Ultimo di 0nAir & il Regno a Venire” – il Numero 8 – presto ne sapremo di più – >*

Vaporizzata l’estate in un clima da repubblica delle banane andate a male, liquefatta ogni reale possibilità che questo parlamento e questo governo dei draghi da circo potesse esprimere qualcosa di buono dal punto di vista dei Diritti Sociali e Civili, delle Politiche economiche, energetiche e persino sanitarie, e archiviata ancora una volta ogni residua possibilità di una riforma in tempi brevi del testo unico sugli stupefacenti e di una nuova legge sulla Cannabis, l’Italia si ritrova nel pieno del solito delirante e dissociato show pre-elettorale.

Questo è quello che abbiamo trovato quando siamo tornati in città.

Questa la giostra italiana in cui la psiche di ognuno di noi, che italiana/o si sente, è quotidianamente coinvolta. Oppressivamente coinvolta. Mentre il cambiamento e i Diritti delle persone rimangono fermi al palo.  E’ il gioco del Potere che utilizza il “giogo psico-mediatico” per procurarsi il suo consenso. Da Destra a Sinistra, con pochissime eccezioni [vedi Potere al Popolo & UnionePopolare ].

La Destra che soffia sul fuoco del disorientamento generale, la sinistra (?) Pd e compagnia bella che la menano dura sul Voto Utile, o per meglio dire “meno inutile”, e sullo spettro della svolta autoritaria…  

E in mezzo, non al centro ma un pò dappertutto, c’è la gente che è in perenne Dissonanza Cognitiva . Si, perché i conti non tornano. Non c’è congruenza tra quello che passa ogni sacrosanto giorno, ogni sacrosanta ora, in televisione, come nel mainstream della comunicazione politica, e… la vita della gente italiana. E’ diventato un ambiente terribilmente ristretto quello della politica italiana. Una Compagnia Teatrale dove sembra si reciti perennemente lo stesso copione. Con gli stessi ruoli e con la solita vecchia competizione tra i teatranti per chi strappi al pubblico  l’applauso più grande.

E noi, io e 0nAir, dopo essere usciti dal Pozzo della Visione di Regime di questo momento della storia abbiamo iniziato a guardarci intorno, a guardare avanti.

Oltre il 25 Settembre del 2022, oltre il dopo 25 settembre e anche più in là….

NoWAY?

Ed è uno scenario di tipo Ballardiano quello che si configura a portata di vista interiore [ vedi la Tetralogia di Cocaine Nights], con una dilagante sindrome da “Millennium People” che colpisce vari ceti della popolazione italiana  [ “…tutti sognano la violenza, e quando tanta gente fa lo stesso sogno significa che sta per succedere qualcosa di terribile…” J.G. Ballard, Millennium People ], ed un vissuto del cittadino medio rispetto alla politica che ricorda fortemente quello espresso in “Regno a venire”  (Kingdom Come, 2006): 

« La politica è un caos e la democrazia è soltanto un servizio pubblico come il gas o la luce. Non c’è quasi nessuno che abbia un briciolo di senso civico. È il consumismo a darci la misura dei nostri valori. Il consumismo è sincero e ci insegna che ogni merce ha un codice a barre. Il grande sogno dell’Illuminismo, cioè che la ragione e l’egoismo razionale un giorno avrebbero trionfato, ha portato direttamente al consumismo dei nostri giorni» (J.G. Ballard, Regno a venire).

Questa è la storia che si rifiutano di raccontarci, il “racconto celato” di come la stessa politica che si candida a rigovernare l’Italia, ci ha condotto ad una disgregazione di valore politico e sociale, e dunque economico, e ad uno scollamento generale del sistema di rappresentanza mai raggiunti prima. E allora no, signori, noi non ci stiamo.

Voteremo Unione Popolare e cercheremo, io ed 0nAir, di dare forza e voce a chi si muove fuori dal “Regno Morto” dell’avvenire rubato ad intere generazioni prima ancora che venissero concepite. E , c’è di nuovo, in questa stagione di cicli che si compiono,  che ci è tornata la voglia, a me e ad 0nAir, di stampare su Carta, rigorosamente non-patinata, tutto quello che abbiamo visto, che stiamo vedendo e che vedremo dopo il dopo del 25 Corrente Mese.

Lo faremo nella solita maniera, in 80 pagine formato 16,50 x 23,50.

 

Ma c’è qualcosa di profondamente insolito i questa futura edizione del Numero 8 di 0nAir : che sarà l’ultimo stampato su carta.

Il Ciclo sta per compiersi. E sentiamo in maniera nitida e scontornata quanto sia giusto così.

Siamo partiti, io, 0nAir e un pugno di complici nel 2012/2013, all’indomani dell’abrogazione della Vergognosa Fini-Giovanardi [stretta repressiva sulla già pre-moderna 309 del 90 ! ] con il Numero 0/Zero [ stampato in Mille Copie e, ormai “introvabile”         ( ma Noi lo conserviamo in archivio!) e poi con il “Numero 1”. 

Ed oggi siamo alla vigilia del Regno a Venire, alla vigilia della chiusura di un decennio che ne ha viste di tutti i colori.

Ma non è ancora il tempo dei bilanci e dei ri-attraversamenti spazio-temporali. Quelli li troverete nell’8 , l’Ultimo di 0nAir >*         E insieme troverete Altro….:

“Non vi anticipiamo tutto, ma sappiate che…si parlerà di Felicità, si parlerà di Diritti e di Diritto alla Felicità.

E poi si tratterà di Cannabis e scopriremo il Progetto U.F.O. [ United Flowers of 0nAir ] altrimenti detto Uflow >*

 

E ci saranno tutti i fiori di Cannabis ( ad Alto Contenuto di THC ) più fragranti e “speciali ” del Pianeta.

Di questo Pianeta “speciale” che è quello che abitiamo, che è fatto per 7/10 d’Acqua e che chiamiamo Terra, e di quell’altro Pianeta “speciale” che è quello da cui scriviamo e che chiamiamo 0nAir e che si appresta a compiere, ancora una volta, la propria inarrestabile ri-voluzione”.

Quanto a Voi, rimanete Attenti e Consapevoli a quel che vi accade dentro e intorno, tenetevi da conto e osservate i segnali e guardate in alto e , non dimenticate: Uflow >*

A presto,

0nAir Numero 8 & Esseì from 0nAir Planet

 

 

 

 

Cannabis Terapeutica : Zero Killed, si può fare >* [ Era un Venerdì di inizio estate…]

Il telefono squilla intorno alle 11:45, è Venerdì. E’ il 24 Giugno del 22° Anno del III Millennio dopo Cristo. Fà caldo a Palermo, ed io ho dormito poco e male a causa della discopatia in L5/S1 con i suoi annessi e connessi.

Sul display compare il nome del chiamante, contemporaneamente Siri lo ripete a volume medio-alto ( come il mio dolore da lombo-sciatalgia) : ” Farmacia Galenica – Farmacia Galenica……”!

Il pollice corre a pigiare lo schermo : ” Pronto…”

Pronto, buongiorno è la Farmacia Galenica, volevamo dirle che la sua Preparazione è pronta. L’ASP ha dato il nulla osta al suo Piano Terapeutico e quindi può venire a ritirare dopo le 17,00“.

Va bene- rispondo [ mentre il mio nervo spinale inizia ad esultare e a provare gratitudine ] – ci vediamo alle 17,00. GRAZIE“.

Ecco- penso- questo è il momento. E’ il momento in cui i Diritti riconosciuti sulla carta di Leggi, Decreti, Linee Guida si tramutano in realtà. E’ uno di quei momenti in cui ciò che è stato pubblicato sulle pagine della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana si manifesta, realizzando realtà nella vita di “un cittadino”.

Ma – nello stesso momento [ in sintonia con il mio nervo S1] – sento un enorme “GRAZIE” nascermi dentro. Perché mi rendo conto, io e ogni cellula del mio corpo, che dietro e a monte del momento di “realizzazione di Diritto di Cannabis” che io sto vivendo, c’è la vita di tutti quelli che hanno lottato ogni giorno della propria vita per questo Diritto; Quelli che lo hanno fatto nell’ombra, quelli che, spinti dalla verità del proprio corpo, lo hanno fatto in maniera eclatante, appassionata e irriducibile, e che non si sono arresi “mai”.

E… a tutti quelli che, persone, associazioni, pazienti, medici, sanitari, farmacisti, impiegati ASP, assessori e assessorati, INDIPENDENTEMENTE dal loro specifico interesse continuano a dedicare tempo ed energie alla piena attuazione di questo Diritto e che, nonostante le assurdità, i paradossi, le insufficienze e i limiti del Sistema Sanitario in cui operano, cercano ogni giorno di fare il proprio lavoro “nella maniera migliore possibile” : Grazie, continuate così, non siete soli!

Natural Born Healer

Ma, oltre che esprimere gratitudine;), sento che è giusto mettere questa mia personale esperienza, insieme a quella ben più vasta di 0nAir Magazine, a disposizione di chiunque necessiti di informazioni, chiarimenti, indicazioni e riferimenti circa le Leggi e Decreti che regolano, in Italia e in Sicilia, la prescrivibilità e l’erogabilità della Cannabis Terapeutica a carico del Sistema Sanitario Nazionale.  Potete scrivere già da adesso a : info@onairmagazine.it                         e comunque vi aggiornerò non appena ci sarà una mail dedicata.

Vi chiedo chiaramente di essere “pazienti”, considerando che l’iniziativa è gratuita, non necessita di alcuna iscrizione e affidata al tempo e all’energia del sottoscritto e di chi vorrà impegnarsi in prima persona.

Inoltre pubblicheremo a breve  su www.onairmagazine.it :   “STORIA DI UN PIANO TERAPEUTICO“. Uno Speciale dedicato al Percorso, step by step, di Cura con i Cannabinoidi a carico dello Stato. Dove, partendo da esperienze reali, verranno messe a fuoco tutte le criticità, le difficoltà, i passaggi e i meccanismi del sistema che attualmente regola i Piani Terapeutici a base di Cannabis terapeutica.

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A presto quindi , 

e ricordate :                                                                                                                       Zero Killed, si può fare.                                                                                                        O se volete :                                                                                                                       “0K, we Can…nabis>*

Esseì from Therapeutic [0nAir] Plan >*

 

 

OLTRE I VAGHI ED AMBIVALENTI ESITI, PER NULLA TECNICI, DEL TAVOLO MINISTERIALE SULLA CANNABIS TERAPEUTICA.

Abbiamo aspettato con trepida pazienza una qualche forma di chiarezza sugli esiti dell’incontro del 25/05/2022 al Ministero della Salute  tra alcune associazioni di Pazienti e il Sottosegretario Andrea Costa per il Tavolo Tecnico sulla Cannabis Terapeutica. Tavolo a cui invitati dall’Associazione CCS avevamo presentato alcune evidenti criticità italiane sulla Cannabis Terapeutica, che di seguito riportiamo per completezza di ragionamento:

“-Contributo alla Riflessione per il Lavori del Tavolo Tecnico Ministeriale sulla Cannabis Terapeutica-
Mi è stato chiesto dall’Associazione C.C.S. di fornire degli eventuali spunti di riflessione per la discussione sulle Politiche in tema di Cannabis Terapeutica che avverrà nel Tavolo Tecnico Ministeriale convocato in data 25/05/2022.
Basandomi sulla mia esperienza di Paziente in Cura con la Cannabis, sulla mia esperienza professionale di Psicologo e, non da meno, sul lavoro portato avanti da vari anni con 0nAir Magazine sui temi della Medicina del Sistema Endocannabinoide e più in generale del Diritto di Cannabis, per quello che possono valere, ho proposto all’attenzione del Tavolo Tecnico queste 3 considerazioni che riguardano:
1) L’Esigenza di Politiche Attive di Formazione sulla Medicina del S.E.C., di Integrazione Effettiva delle Conoscenze Medico-Scientifiche sui Cannabinoidi nel Sistema Sanitario Nazionale e Percorsi per “Convenzionare e Accreditare” maggiormente le preparazioni a base di Cannabis con il S.S.N.
L’attuale regolamentazione medico-sanitaria dei preparati magistrali a Base di Cannabis, e la relativa Legislazione speciale, ne fanno ancora oggi un “corpo estraneo” rispetto al Sistema Sanitario del nostro paese nel suo insieme, al suo corpo di procedure medico-sanitarie e persino rispetto ai protocolli clinici di quelle U.U.O.O. che trattano patologie, trattabili anche con Cannabis, per cui è pure previsto l’impiego di Farmaci (oppioidi, FANS, Anticonvulsivanti…) che pure sono soggetti ad una legislazione stringente;
I particolari criteri di erogabilità infatti ne limitano fortemente l’uso reale nelle nostre Unità Ospedaliere, riservandolo effettivamente alla cura di pazienti refrattari alle terapie convenzionali.
Questo fa si che solo come “ultima ratio terapeutica” sia possibile accedere a questa forma di terapia e spesso solo dopo avere sperimentato sulla propria pelle gli effetti collaterali e/o l’inefficacia delle Terapie Farmacologiche Convenzionali e Accreditate. Con grave aggravio di sofferenza per i pazienti e di spese per il Sistema Sanitario.
Occorre quindi riadeguare, aggiornandolo, il quadro nazionale legislativo di riferimento (Decreto Lorenzin), dando sicuramente seguito a quel criterio di aggiornamento biennale basato sul E.B.M.,
già presente nella normativa, e snellendolo e semplificandolo in modo da permettere il ricorso alle Terapie con la Cannabis, da parte delle U.U.O.O. del nostro paese, anche come prima e migliore scelta terapeutica in base al quadro clinico e non condizionata all’inefficacia delle Terapie Farmacologiche Convenzionali e recependo così gli indirizzi internazionali in questo senso;
2) La Necessità di Riequilibrare la disparità di trattamento tra le Regioni in Tema di Erogabilità delle Preparazioni a base di Cannabis.
Occorre una Azione Ministeriale, nell’ambito del quadro nazionale di riferimento, per rendere più omogeneo, pur nel rispetto delle autonomie regionali, il Recepimento delle Indicazioni a Carico del Servizio Sanitario Nazionale già previste dal DM 9 Novembre 2015.
Il semplice dato che ad oggi esistano alcune regioni che non lo hanno ancora recepito o che ne abbiano recepito le indicazioni ministeriali in maniera molto ridotta, è indicativo dell’urgenza di una azione in questo senso, che vada a “riparare” quel principio costituzionale di Eguaglianza e Parità di Trattamento che attualmente appare gravemente leso;
3) Il bisogno urgente di un Riadeguamento del Piano Nazionale di Approvvigionamento della Cannabis Terapeutica e l’avvio di Nuovi Progetti di Produzione di Cannabis Terapeutica, capaci di gestire la crescita della domanda, anche nella forma di Partenariato Sociale (vedi Modello Fondazione Daya in Cile).
La drammatica difficoltà di migliaia di pazienti a reperire la Terapia a base di Cannabis cui pur hanno diritto ripropone infatti la necessità di affiancare in tempi brevi al regime di Concessioni rivolto alle Aziende da parte dello Stato, un Sistema di Autorizzazioni alla Coltivazione per fini Terapeutici rivolto a Singoli Cittadini e alle Associazioni di Pazienti che legittimamente lo richiedano; solo così, in attesa di una riforma della L.309 del 1990, si può immaginare di porre rimedio, in tempi non biblici, alla carenza di disponibilità farmaceutica del prodotto nel territorio italiano e solo così si può dare senso immediato oltre che alla battaglia di diritto di tanti pazienti, anche, con tutto il rispetto, al lavoro e alla funzione di questo Tavolo Tecnico.
Cordiali Saluti e Buon Lavoro
Non ci aspettavamo certo svolte eclatanti e repentine rispetto alla gravità dei problemi in tema di politiche sanitarie sulla cannabis Terapeutica in Italia. Ma sinceramente speravamo si imboccasse la strada giusta, muovendosi in direzione di una presa di coscienza reale, da parte del Ministero, della sostanziale inefficacia della attuale regolamentazione sanitaria della cannabis terapeutica e dell’esigenza di dare impulso a nuove Politiche Sanitarie in Tema di Medicina del sistema Endocannabinoide.
E invece no, quello che è successo, o per meglio dire “non successo”, ci rimanda il senso di una delusione che va ben oltre l’ennesima occasione sprecata. Ci consegna qualcosa di più profondo: una disillusione definitiva sulle possibilità di ottenere, in tempi medi e con questi mezzi, una reale applicazione del Diritto di Cura con Cannabis Terapeutica.
La dinamica che ha visto coinvolte, da un lato del Tavolo, le Associazioni nella richiesta di Autorizzazione alla Coltivazione per fini terapeutici, e il Ministero, dall’altro lato, a fornire una specie di “nulla osta verbale”, ricorda troppo quella dei bambini che ottengono un mezzo permesso verbale dalla maestra per andare da soli a giocare in palestra dopo il compito…..
Nessuna assunzione di responsabilità da parte dell’istituzione. Tranne il ribadire che le procedure per la concessione di Licenze per la Produzione di Cannabis Terapeutica sono già in moto e saranno espletate a norma di Legge nei tempi dovuti.
Intanto però i Pazienti rimangono senza terapia. I bambini non fanno educazione fisica. Se non si fa tanto casino però ci si può arrangiare.
Le Associazioni, zitto tu e zitto io, possono anche coltivare per venire incontro alle esigenze dei propri associati e coprire in parte i vuoti del Sistema Sanitario Nazionale. Basta che non si sappia troppo in giro chiaramente……
E questo è quello che, poco più o molto meno, è avvenuto al Cavolo, ops scusate, Tavolo sulla Cannabis………
Oltre… c’è e rimane la necessità di una forma di controllo puntuale e  partecipato sulla reale attuazione della attuale normativa sulla Prescrivibilità ed Erogabilità della Cannabis Terapeutica in Italia. 
Che vada oltre appunto la logica dei Tavoli Ristretti più o meno tecnici e che si ispiri ad un diverso modello organizzativo/partecipativo; tipo Osservatorio Permanente* o Consulta Nazionale*.
Perchè il dato di realtà indica che, nonostante le leggi, i decreti, i riferimenti scientifici e le fonti accreditate, nonostante le riclassificazioni dell’OMS e le Prospettive Mediche in Medicina Umana, la Medicina del Sistema Endocannabinoide e la regolamentazione della Cannabis Terapeutica in Italia rimane, per troppi motivi, un corpo estraneo al più generale Sistema Sanitario.
Occorre quindi d’altro canto che le iniziative portate avanti per il Diritto di Cura con la Cannabis, siano il più possibile aperte, partecipate e rappresentative della diffusa e capillare condizione di discriminazione che è inerente ad ogni paziente in cura con Cannabis e che si avverte più pesantemente a seconda del contesto regionale in cui si vive. 
Natural Born Healer
Le azioni troppo parcellizzate infatti, nonostante l’impegno delle Associazioni e dando per scontata la buona fede di ognuno, producono risultati troppo ristretti, esiti ambivalenti, ottenimenti nulli. E soprattutto nessun reale avanzamento del Diritto dei Tanti Pazienti Italiani di Cannabis.
Tanto Fumo (per niente buono) e poca Cannabis Terapeutica.
Possono forse dare qualche personale illusoria sensazione di realizzazione per i diretti partecipanti, ma in genere sono “estasi” che durano poco. Niente a che vedere con il senso di soddisfazione profonda che viene dalla Consapevolezza di avere fatto avanzare, anche di un millimetro, la REALIZZAZIONE di un DIRITTO di TUTTI. >
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